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Storia di San Giuliano M.se
Il territorio di San Giuliano fu
abitato in epoca romana, come testimoniano i reperti rinvenuti in una necropoli
di Mezzano, insieme alla tomba e alla lapide dedicatoria presso Viboldone. Le
tracce più evidenti della colonizzazione romana rimangono comunque la strada
consolare Emilia e il canale Vettabbia che, partendo da Milano, sfociava nel
Lambro. Dopo la dominazione longobarda venne fondata qui nel 1176 l'abbazia
degli Umiliati, quei monaci che tanto incisero sul paesaggio agrario della bassa
milanese, con lavori di bonifica e sistemi d'irrigazione. La loro attività
produttiva e commerciale determinò un potere economico così consistente da
preoccupare le gerarchie ecclesiastiche.
Il rifiuto dell'Ordine degli Umiliati di accettare le riforme volute da San
Carlo Borromeo, seguito dal tentativo di assassinare il prelato, portò nel 1571
alla soppressione dell'Ordine stesso. Nella zona dell'odierna San Giuliano si
svolse anche la battaglia dei Giganti, combattuta nel 1515 tra i francesi di
Francesco I e i mercenari svizzeri assoldati da Massimiliano Sforza. Per volontà
dello stesso sovrano francese vennero qui edificati il monastero e la chiesa di
Santa Maria della Vittoria. La denominazione del Comune fino al 1893 fu
Viboldone, cambiata poi in San Giuliano Milanese.
Il territorio del Comune di San Giuliano fa parte di quella zona della pianura
irrigua milanese caratterizzata dalla presenza di acqua sorgiva, che ha favorito
lo sviluppo agricolo con la presenza di marcite, risaie e allevamenti
zootecnici. Consistente anche la presenza di mulini lungo i principali corsi
d'acqua del territorio, ovvero il canale Vettabbia, la roggia Nuova, la Roggia
Spazzola, il fiume Lambro. Da vedere, l'Abbazia di Viboldone che tra quelle
costruite dagli Umiliati, è una delle più belle. Significativo esempio di
gotico lombardo risente di influenze toscane in tutta una serie di particolari
decorativi. Completata nel 1348 e dedicata ai SS. Pietro e Paolo, la chiesa si
compone di tre navate e nella parte absidale è suddivisa in tre cappelle. Gli
affreschi che la decorano rappresentano il ciclo più significativo di pitture
del Trecento in Lombardia e sono opera di artisti locali e toscani di scuola
giottesca, fra i quali si distinse Giusto de' Menabuoi. L'Abbazia fu poi gestita
dagli Olivetani e, dopo un periodo di trascuratezza e di abbandono, nel nostro
secolo venne restaurata e affidata a una comunità di monache benedettine che
ancora vi risiedono dedite alla preghiera, al lavoro di tipografia e al restauro
di libri antichi.
In località Cascina Rampina, su una leggera altura, si trova invece Rocca
Brivio. La costruzione più antica è l'omonimo Palazzo, sorto sulle fondamenta
del castello risalente al XII secolo che fu totalmente ricostruito nella seconda
metà del Seicento dal Marchese Luigi Brivio. Il Palazzo, costruito in mattoni
rossi a vista, definisce su tre lati una corte aperta verso sud, su un vasto
giardino racchiuso da mura. Il fascino evocativo di questo complesso
architettonico ha fatto sì che venisse spesso scelto come set televisivo e
cinematografico. Nel 1964 Rocca Brivio venne donata dalla Marchesa Concetta
Brivio alla Provincia veneta dell'Ordine dei Servi di Maria, che ne affidò poco
dopo la gestione all'Associazione Rocca Brivio, la quale da allora si occupa
della realizzazione di attività culturali e sociali.
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